Konstruierte Fremdheit : Die Beziehungen der irischen Mönche des Schottenklosters in Wien zu ihrem Umfeld

Trofaier, Maximilian Alexander

Per due secoli e mezzo lo „Schottenkloster“ („monastero scozzese“) di Vienna, fondato nel 1155, appartenne all’unione degli „Schottenklöster“ irlandesi che era caratterizzata dall’unità etnica. Gli irlandesi, posti di fronte all’alternativa di accettare monaci benedettini nativi o di rinunciare all’abbazia, preferirono lasciare Vienna nel 1418. La storiografia posteriore ha attestato ai monaci irlandesi incapacità, comportamenti sbagliati e difetti di carattere – accuse ricorrenti sino ad oggi. L’articolo analizza, da una parte, il rimprovero di inadeguatezza linguistica, rivolto a loro, ed esplora in che misura gli irlandesi abbiano rappresentato, a Vienna, un corpo estraneo destinato all’insuccesso a causa della loro riluttanza al voler integrarsi e vivere insieme con gli altri; d’altra parte esamina il ruolo svolto da questi monaci „scozzesi“ nella vita religiosa, economica e politica della città e del paese, nonché i loro rapporti con la corte, la popolazione urbana e altre istituzioni religiose. Dopo l’analisi della (non-)affidabilità della fonte principale delle accuse, il „Memoriale reformacionis ad Scotos“, si tenta di spiegare i veri motivi che spinsero gli irlandesi ad abbandonare il monastero.

For two and a half centuries, the „Schottenkloster“ („Scots monastery“) in Vienna, founded in 1155, belonged to the union of Irish „Schottenklöster“, which was characterized by its ethnic unity. Given the choice of either accepting native Benedictine monks or giving up the abbey, the Irish left Vienna in 1418. The ensuing historiography accused the Irish monks of incompetence, misconduct and deficiencies of character – an assessment that has lingered until the present. The paper considers the accusations of linguistic incapacity and explores the extent to which the Viennese Irish in fact constituted a foreign body that failed because of its unwillingness to integrate and live together with others. At the same time, it examines the role of these „Scottish“ monks in the religious, economic and political life of the city and the country, as well as their relations with the court, the urban population and other religious institutions. After evaluating the reliability of the main source of all these accusations, the „Memoriale reformacionis ad Scotos“, it attempts to determine the true reasons for the departure of the Irish.

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