Saeculum obscurum – der epigraphische Befund (ca. 890–1000)

Zöller, Wolf GND

Questo saggio offre gli esiti di un’indagine condotta sulla produzione epigrafica della Roma altomedioevale, ponendo in particolare l’accento sugli aspetti topologici e materiali delle iscrizioni commissionate da parte dei vescovi romani e degli esponenti della nobiltà cittadina durante il X secolo. Nonostante esistano ponderosi corpora che raccolgono le iscrizioni romane, manca purtroppo a tutt’oggi una rassegna specifica della produzione epigrafica dell’Urbe per il periodo che va dall’anno 890 all’anno 1000, periodo comunemente noto come saeculum obscurum. Proprio le testimonianze epigrafiche, invece, consentono di giungere a una comprensione più profonda del linguaggio materiale e dei meccanismi di comunicazione utilizzati per la rappresentazione del potere all’interno della struttura urbana della città di Roma. Due casi di studio, riguardanti, da un lato, gli epitaffi papali conservati nella basilica di S. Pietro e, dall’altro, le iscrizioni commemorative nella basilica di S. Giovanni in Laterano dimostrano come le epigrafi siano state opportunamente ed efficacemente integrate all’interno del contesto architettonico e liturgico. Un’organizzazione più attenta dello spazio epigrafico permise infatti una interazione per così dire intensificata tra le iscrizioni e il loro contesto tanto materiale che sociale, in particolare nel momento della controversia che coinvolse papa Formoso e della ricostruzione, così carica di valori anche simbolici, della cattedrale di Roma, quando i papi rivali si misero in competizione per il controllo dello spazio urbano. Seguendo un comportamento analogo, gli esponenti dell’aristocrazia cittadina utilizzarono lastre marmoree dalle dimensioni considerevoli al fine di esibire e consolidare in forme monumentali la loro posizione politica dominante. Soprattutto i famosi Teofilatti occuparono, per così dire, le basiliche patriarcali di S. Lorenzo fuori le mura e S. Maria Maggiore per custodirvi la memoria famigliare, mentre le iscrizioni commemorative delle loro imprese edilizie attestavano il loro sforzo di ridefinire il paesaggio urbano di Roma.

This article investigates the epigraphic remains of early medieval Rome, focusing on topological and material aspects of tenth-century inscriptions commissioned by the city’s bishops and leading nobles. Despite large collections of Roman inscriptions, epigraphic surveys of the period ca. 890–1000 are conspicuously lacking, reflecting the reputation of an era widely known as the Dark Ages. However, the epigraphic evidence provides a deeper understanding of the material language and communicative mechanisms deployed for the representation of power within the urban fabric of Rome. Case studies on papal epitaphs in St. Peter’s and votive inscriptions in the restored Lateran basilica demonstrate how inscribed artefacts were carefully integrated into much frequented architectural and liturgical settings. Sophisticated epigraphic configurations allowed for an enhanced interaction between inscriptions and their immediate material and social environment, not least during the Formosian controversy and the emotionally charged reconstruction of the cathedral church, when rival popes quarrelled over control of the highly contested urban space of Rome. Similarly, local aristocrats utilized inscribed marble slabs of considerable proportions to monumentalize their dominant political position. Above all, the famous Teofilatti penetrated the patriarchal basilicas of S. Lorenzo fuori le mura and S. Maria Maggiore for the sake of their family memoria, while their building inscriptions underscored their attempts to permanently reshape the Roman cityscape.

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